Pirouette – Febbraio 2014 (ante Sochi)

(traduzioni a cura di Alessandra Leone – Biella)

 

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La tensione per i giochi olimpici ha raggiunto il suo apice

Editoriale a cura di Klaus-Reinhold Kany

 

Per ogni atleta di pattinaggio artistico su ghiaccio, i Giochi Olimpici invernali rappresentano non solo un sogno alimentato già nell’infanzia, ma anche, e soprattutto, il raggiungimento del livello supremo di una carriera tutta dedicata allo sport.

Ad alimentare la tensione, nel corso di queste ultime olimpiadi di Sochi, ha contribuito anche l’immenso apparato di sicurezza organizzato dal Cremlino, per evitare che attacchi terroristici, come quelli avvenuti a Volgograd pochi giorni prima dell’inizio delle competizioni, potessero ripetersi proprio a Sochi.

Tuttavia, gli occhi erano tutti puntati sugli atleti, e in particolar modo sugli atleti provenienti dalla Russia, dagli Stati Uniti e dal Canada, candidati alla conquista del maggior numero di medaglie. Sarebbe stata infatti una grande sorpresa per tutti se atleti di altri Paesi fossero saliti sul podio.

Gli atleti giapponesi, ad esempio, sono campioni perfetti nella danza singola, l’Italia invece ha atleti che nella categoria maschile, presentano performances troppo deboli, la Francia oscilla tra buone performances e competizioni che non convincono, mentre la Germania non è forte abbastanza per conquistarsi un titolo di così alto livello.

Nonostante i giochi siano già alle spalle, è comunque interessante valutare il pronostico che l’editorialista di Pirouette ha fatto in merito ai possibili vincitori. Così ci si aspettava una sorta di duello per la medaglia d’oro tra le coppie Volosozhar/Trankov e Savchenko/Szolkowy e, se una delle due coppie avesse vinto, alle altre non restava altro che gareggiare per la medaglia di bronzo. “Le altre” sarebbero state comunque coppie di gran classe, come il duo canadese Moore-Towers/Moscovitch e Duhamel/Radford; le due coppie cinesi, finaliste del Grand Prix, Pang/Tong e Peng/Zhang, e la coppia italiana Berton/Hotarek.

Per le performances maschili, i candidati migliori si sono dimostrati Patrick Chan e Yuzuru Hanyu, ma anche altri atleti quali Daisuke Takhahasi, Tatsuki Machida, Jeremy Abbott, Denis Ten, Javier Fernandez ed Evgenij Plushenko avrebbero potuto conquistarsi una medaglia.

Per la danza su ghiaccio, sarebbero state le coppie Davis/White e Virtue/Moir ad avere la meglio, per la conquista di un oro e di un argento, rispetto ad altri candidati quali Péchalat/Bourzat, Bobrova/Soloviev, Ilinykh/Katsalapov, Weaver/Poje e Cappellini/Lanotte.

La favorita per le performances femminili sembrava essere Yuna Kim che avrebbe dovuto confrontarsi con Julia Lipnitskaja e Adelina Sotnikova, Mao Asada, Akiko Suzuki, Carolina Kostner, Gracie Gold e Ashley Wagner, le quali avrebbero “detto” la loro, in merito alla possibile conquista di una medaglia d’oro alle Olimpiadi.

Accanto agli atleti ed atlete, è però d’obbligo ricordare il ruolo importante delle Federazioni di pattinaggio che vantano alte aspettative nei confronti dei loro atleti. E’ così che il team giapponese, già durante l’estate, si era trasferito a Erevan, in Armenia, per allenare i suoi atleti; mentre i canadesi si allenavano a Mannheim e gli americani a Graz, città in cui sono rimasti per tutto il periodo delle Olimpiadi, preferendo in tal modo presentarsi a Sochi solo ed esclusivamente per le loro competizioni sportive.

Altri atleti con Frank Carroll, come Denis Ten e Gracie Gold, in attesa di presentarsi a Sochi, hanno invece preferito allenarsi nella bella cittadina di Oberstdorf.

Non resta ora che attendere se i pronostici si sono rivelati veritieri.

 

 

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Eliminazione per chi ha fatto uso di sostanze dopanti

Articolo di Tatjana Flade

 

La commissione disciplinare, presieduta da Volker Waldeck, ha stabilito la sospensione dalle gare per un intero anno per l’atleta russa diciassettenne Oksana Nagalati a causa dell’utilizzo di sostanze dopanti durante il Grand Prix nella cittadina slovacca di Kosice.

Nonostante la furosemide sia un diuretico, questo farmaco è entrato nella lista delle sostanze dopanti, in quanto viene assunto dagli sportivi per mascherare l’assunzione di altri prodotti effettivamente dopanti, allo scopo di non renderli rintracciabili nel corso di eventuali analisi del sangue. Nagalati ha cercato di difendersi, affermando che sarebbe stato il suo medico ad averle somministrato il furosemide per curare gli edemi di cui soffriva.

Ciò nonostante, la commissione ha considerato la complicità dell’atleta in questa vicenda, in quanto lei stessa, nella sua qualità di atleta di livello internazionale, doveva sapere che non avrebbe dovuto assumere nessun tipo di medicinale da un medico qualunque, ma che avrebbe dovuto affidarsi a medici di fiducia, esperti conoscitori dei farmaci dopanti.

La vittoria di Oksana Nagalati e del suo partner Maxim Bobrov a Kosice, gara nella quale avevano ottenuto la medaglia di bronzo, è stata dunque messa in discussione, e la vittoria è andata alla coppia italiana formata da Alessandra Cernuschi e Filippo Ambrosini.

Non è però la prima volta che i pattinatori russi fanno uso di sostanze quali il furosemide: già nel 2007 Juri Larionov è stato trovato positivo al test antidoping in seguito al quale è stato sospeso per 18 mesi da tutte le gare.

 

 

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Campeggio per i giovani atleti che parteciperanno alle olimpiadi

 

Non lontano dalle strutture che hanno ospitato quest’anno i giochi olimpici, è stato costruito un “campeggio olimpico” in cui sono stati accolti giovani atleti che, in tutta probabilità, parteciperanno attivamente ai prossimi giochi olimpici. Tra i pattinatori hanno preso parte all’iniziativa Annabelle Prölß e Ruben Blommaert, Jessica Füssinger, Anna Baumgärtel, Alexander Plotnikov, Annalisa Sturm, Luisa Weber e Valentin Wunderlich, esprimendo così attraverso questa partecipazione, una loro possibile candidatura alle future olimpiadi.

 

 

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I campionati cinesi

Articolo di Tatjana Flade

 

Nel corso dei campionati cinesi che hanno avuto luogo a Changchun, città della Cina del Nord, il 28 e il 29 dicembre scorsi, l’atleta Boyang Jin, già vincitore nella finale juniores, ha ottenuto un riconoscimento ancor maggiore posizionandosi al primo posto. La medaglia d’argento è andata invece a Nan Song, mentre quella di bronzo è stata conquistata dall’atleta Jinlin Guan. Importante è sottolineare anche la performance di Han Yan che, nonostante abbia ottenuto il quarto posto a causa di una frattura alla spalla, è stato candidato ai giochi di Sochi proprio per i suoi meritati successi a livello internazionale.

Anche le performances femminili sono state molto apprezzate dal pubblico, che ha potuto applaudire le pattinatrici Kexin Zhang e Ziquan Zhao, vincitrici della medaglia d’oro e di quella d’argento.

Un particolare riconoscimento va poi all’atleta Zijun Li che, durante i campionati mondiali di Londra, ha potuto assicurare alla Cina una posizione di primo piano nel corso delle Olimpiadi, a cui hanno partecipato le coppie Peng/Zhang e Pang/Tong.

 

 

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Gaby Seyfert: prima star del pattinaggio su ghiaccio della ex Repubblica Democratica Tedesca                                                                                                                                                           

Articolo a cura di Klaus-Reinhold Kany

 

Presentando l’ex atleta tedesca Gaby Seyfert, la rivista Pirouette, a partire dall’edizione di febbraio, vuole far conoscere al pubblico odierno la personalità delle pattinatrici tedesche che appartenevano alla ex Germania est, e anche di quelle atlete tedesche che, in Germania Ovest e in seguito nella Germania unificata, hanno fatto la storia del pattinaggio tedesco di figura.

Nata a Chemnitz il 23 Novembre 1948, Gaby Seyfert è considerata la stella del pattinaggio su ghiaccio dell’ex Repubblica Democratica Tedesca. All’età di sette anni, ha iniziato a seguire la madre, Jutta Seyfert Müller, nella sua carriera di allenatrice di pattinaggio di figura, dimostrando un interesse sempre più crescente verso questa disciplina, che l’ha portata, nel 1959, a vincere la sua prima coppa, nel corso dei “Giochi Invernali dell’Organizzazione dei Pionieri Ernst Thälmann”, e a farsi strada come talento emergente nell’arena nazionale del pattinaggio di figura della Germania Est.

La necessità di allenarsi costantemente anche in estate, per poter così accedere, in perfetta forma, alle competizioni internazionali, l’aveva condotta quasi ogni anno nel Palaghiaccio Werner-Seelenbinder di Berlino insieme alla madre che, oltre ad essere la sua personale allenatrice, fungeva anche da madre per le altre atlete che si allenavano insieme a lei.

Nel 1961, prima della costruzione del muro, Gaby Seyfert, ha preso parte ai campionati europei di Berlino e, tra il 1961 e il 1970, per ben dieci anni consecutivi, è stata campionessa assoluta di pattinaggio di figura della ex Repubblica Democratica Tedesca.

In seguito alle vicende politiche che hanno coinvolto la Germania dopo il 1961, la campionessa tedesca non ha più potuto partecipare ai campionati mondiali del 1963, così come a quelli europei del 1964, in quanto la Repubblica Democratica Tedesca, dopo la costruzione del muro di Berlino e della conseguente divisione delle due Germanie, era uno Stato che non godeva ancora del riconoscimento internazionale.

Soltanto nel corso dei Giochi Olimpici di Innsbruck del 1964, la Germania ha potuto presentarsi unita come squadra, all’interno della quale Gaby ha potuto qualificarsi, anche se solo al diciannovesimo posto.

I successi più importanti sarebbero arrivati a partire dal 1966, anno in cui ha conquistato le prime medaglie d’argento ai campionati europei e mondiali. A seguire sono poi i campionati mondiali di Davos, in cui la Seyfert ha inaspettatamente superato l’atleta canadese Petra Burka, campionessa mondiale; la conquista del primo titolo europeo nel 1967 e la partecipazione alle Olimpiadi del 1968, in cui ha conquistato il secondo posto nella competizione con l’imbattibile Peggy Fleming.

Ma il suo straordinario talento Gaby Seyfert lo testimonierà dopo il ritiro di Peggy Fleming dall’arena del pattinaggio, vincendo nel 1969 e nel 1970 tutto quello che si poteva vincere, ed entrando nella rosa delle stelle dello sport della ex Repubblica Democratica Tedesca.

Tutti i suoi ammiratori e fans avrebbero scommesso sulla sua vincita alle Olimpiadi del 1972, ma Gaby Seyfert decise di porre termine alla sua brillante carriera nel 1970. Due anni dopo era già madre della piccola Sheila.

Molte sono state le offerte che la Seyfert, dopo il suo ritiro dallo sport attivo, aveva ricevuto, sia da parte di Holiday on Ice, sia da altre Federazioni estere: offerte che ha sempre dovuto rifiutare, così come ha dovuto rifiutare, in quanto le era stato espressamente vietato, la sua relazione con il pattinatore austriaco Emmerich Danzer.

La sua esperienza di vita, al di fuori della scena sportiva, e successivamente alla sua separazione dal marito, l’ha portata ad essere allenatrice, attività che ha svolto per ben tre anni, dopo i quali, in seguito a un diverbio professionale con la madre, ha voluto allontanarsi, per un certo periodo di tempo, dal pattinaggio di figura cercando di farsi notare prima come cantante e poi come conduttrice televisiva.

Ancora giovane, si è in seguito iscritta alla Facoltà di Lingue Straniere, trovando poi un’occupazione come interprete.

E’ a partire dal 1984 che la Sayfert è riuscita nuovamente a inserirsi nel panorama della danza su ghiaccio, organizzando le coreografie  e conducendo lei stessa i balletti nel Palaghiaccio Friedrichstadt di Berlino est.

Dopo un ulteriore percorso professionale, la grande campionessa tedesca ha trovato un’occupazione come consulente presso una grande ditta edile di Berlino, in cui lavora ancora oggi. Dalla sua autobiografia, a cui ha dato il titolo significativo: “Ancora qualcosa dalla vita”, si evince che la sua esistenza è stata più di un dovere assolto in nome della sua vecchia patria socialista, ed è stata una “danza” più importante di quella di cui è stata protagonista per tanti anni.

 

 

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Lettera al direttore, in riferimento all’articolo apparso sulla rivista di Novembre 2013, pag. 9, “a proposito di volontà”

Articolo di Jutta Nischwitz

 

Jutta Nischwitz, nella sua lettera al direttore, dubita del fatto che la giornalista Susanne Kunisch abbia avuto una qualche esperienza nel pattinaggio artistico. In effetti, il pattinaggio è un tipo di sport che è bene iniziare già nell’infanzia, con il supporto della famiglia, la quale deve seguire il desiderio del bambino di pattinare sul ghiaccio, e di trarre da questa attività non solo un benessere fisico, ma anche un sano divertimento.

Si tratta dunque di far fare al bambino piccoli passi, anche con l’aiuto di un maestro e, in seguito, di un allenatore, affinchè possa piano piano tramutare il suo iniziale desiderio in una passione.

L’autrice di questa lettera, si trova dunque in disaccordo con l’affermazione della Kunisch in riferimento alla velleità di ogni singolo pattinatore, sia in erba, sia già esperto, di diventare ad ogni costo campione olimpico attraverso un mero sforzo della volontà.

Non si tratta infatti solo di volontà, ma del raggiungimento del successo passo dopo passo che è in contrasto con il desiderio assoluto di diventare campioni olimpici.

Ogni atleta di pattinaggio artistico sa che la sua carriera avrà un termine, poiché è consapevole dell’affievolimento delle sue forze e delle sue prestazioni ginniche; e questo limite non ha nulla a che vedere con i diversi campionati o con la partecipazione attiva alle Olimpiadi. E’ infatti il pattinaggio in sé, molto più che la volontà di vincere a tutti i costi, che dà gioia e prestigio all’atleta, arricchendo nel contempo la sua vita sia umanamente che professionalmente.

 

 

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Il nuovo libro di Ingo Steuer

 

L’ex pattinatore tedesco Ingo Steuer, campione europeo nel 1995 e campione mondiale nel 1997, si presenta nuovamente al suo pubblico con un romanzo autobiografico, uscito il 7 febbraio scorso, e intitolato: “Tempi di ghiaccio: sospinto dall’ambizione” (in tedesco: “Eiszeiten. Vom Ehrgeiz getrieben”) in cui è evidente un chiaro riferimento a quel periodo della sua vita, nel corso della guerra fredda, trascorso nella ex Repubblica Democratica Tedesca.

Il romanzo lo si può trovare presso l’editore tedesco Weltbuch Verlag al prezzo di Euro 19,90, oppure è possibile ordinarlo visitando la pagina web: www.weltbuch.com

 

 

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Hermann Schiechtl compie novant’anni.

 

L’ex funzionario tedesco dello sport Hermann Schiechtl, conosciuto a livello nazionale e internazionale, ha festeggiato il suo novantesimo compleanno insieme alla moglie Erika.

Nato a Monaco di Baviera, Schiechtl ha presieduto il Consiglio Direttivo dell’Unione Tedesca di Pattinaggio dal 1954 al 1974, ricoprendone successivamente l’incarico di Presidente onorario. Dal 1980 al 1984 è stato inoltre Vicepresidente dell’ISU (Judging System for Figure Skating and Ice Dancing) con il compito di classificare e valutare le diverse performances nell’ambito del pattinaggio di figura e della danza sul ghiaccio.

Ingegnere di professione, Hermann Schiechtl ha dimostrato grandissime doti e capacità non solo nel suo specifico ambito professionale, ma anche come funzionario di primo piano negli sport su ghiaccio.

 

 

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L’arzilla Rosemarie Brüning

 

L’ex atleta del pattinaggio artistico tedesco Rosemarie Brüning ha festeggiato in piena forma il suo novantesimo compleanno con la sua famiglia nella cittadina tedesca di Garmisch-Partenkirchen. Molte sono state le felicitazioni ricevute dai suoi ex allievi tedeschi e canadesi.

Rosemarie Brüning è nota al pubblico mondiale del pattinaggio di figura per essere stata un’allenatrice di prim’ordine nel panorama del pattinaggio artistico e, in particolar modo, per aver allenato la coppia Margit Göbl / Franz Ningel, vincitrice della medaglia di bronzo ai campionati europei del 1962. Nel 1974 ha allenato Gerti Schanderl, portandola fino al quarto posto nel corso dei campionati mondiali di Monaco.

Per il suo costante impegno e il suo talento, la Brüning ha ottenuto molti riconoscimenti anche dal Canada, paese in cui la sua professionalità è stata largamente apprezzata. Gli ultimi anni della sua brillante carriera li ha però trascorsi nella sua amata Garmisch e, ancora oggi, segue con passione le gare di pattinaggio, rimpiangendo quelli che lei ha definito “gli anni d’oro del suo sport preferito” e che non potranno più essere eguagliati.

 

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