#4 LA FINE DEI GIOCHI SOCHI 2014

Oramai è poco più di una settimana che i Giochi Olimpici Invernali di Sochi 2014 si sono conclusi.

 

Per gli appassionati questo ha significato grandi maratone per seguire l’appuntamento più importante della stagione, arrabbiatura per individuare su quale canale televisivo sarebbero state trasmesse le gare e poi delusioni, gioie, sorprese. Ognuno sul proprio divano, o in qualsiasi altro posto, si sentiva come sul Kiss and Cry! Vivere ogni emozione fino in fondo.

 

Quest’edizione dei Giochi si è aperta con il Team Event, la gara a squadre che l’ISU propone ormai da anni come ultimo appuntamento della stagione. Mi ricordo che le edizioni scorse erano state vissute dagli atleti proprio come una festa, come un momento per celebrare e festeggiare, con tutti i propri colleghi/avversari, la fine di stagioni sportive impegnative. Era il momento di lasciarsi andare soprattutto con le coreografie da presentare al Kiss and Cry per accogliere i propri connazionali. Uno spasso! Chi vestito da

Cip e Ciop! Chi si presentava truccato come a Carnevale! Trombe, tamburi e tutto il necessario per fare festa e divertirsi.

 

Quest’anno, però, non credo siano stati vissuti con tutta questa leggerezza. Purtroppo, a mio avviso, mettere il Team Event prima delle gare individuali alle Olimpiadi non ha giovato a tutti. Parlando con alcuni atleti è emerso proprio questo disagio. Se si pensa che per tutti gli atleti l’Olimpiade rappresenta il sogno di tutta una vita, avere un impegno leggermente prima certo non aiuta e può rappresentare un grande ostacolo. La tensione, la preparazione atletica, possibili infortuni. Ed è tutto da rivedere.

 

Ed è questo, purtroppo, quello che abbiamo assistito. Atleti che durante il Team Event hanno presentato performance spettacolari, ma che non sono stati in grado di ripresentarle durante gli eventi successivi. Errori, distrazioni, errori di calcolo, ritiri per problemi di salute, programmi privi di intensità, u po’ fiacchi. E poi che paura! Quando abbiamo visto cadere sul triplo Salchow la nostra Stefania Berton anche nel programma libero del Team Event. Era già reduce da una brutta caduta e da altri problemi fisici. Quindi, tutti con la paura che Stefania non trovasse poi il modo di recuperare per i suoi Giochi Olimpici.

 

Parlando del risultato, quasi senza sorpresa, la Russia ha concluso con la loro prima medaglia d’oro per il pattinaggio di figura. Lo sappiamo. Era programmato e non ne siamo rimasti così sorpresi. Sono anni che la Russia pianifica fino nel dettaglio questa Olimpiade a casa propria. L’armata delle bambine fenomeno, la coppia d’artistico, Tatiana Volosozhar e Maxim Trankov, costruita per l’occasione 4 anni fa al termine dei Giochi di Vancouver, e Plushenko, il ritorno del MITO! Eravamo pronti, e quasi un po’ annoiati, da questa velata prospettiva di podi russi!

 

Da segnalare il meritato 4° posto dell’Italia che, in questa maniera, dimostra al mondo intero che rappresenta una forza temibile dalle grandi potenzialità.

Le altre notizie importanti di quest’edizione delle Olimpiadi sono legate sempre alla Russia. Mi viene quasi il dubbio che faccia tutto parte di una stessa trama.

Incredibile, da rimanere senza parole. Mi riferisco a quei minuti, forse però sono stati solo secondi, dove ho visto Plushenko parlare appoggiato alla balaustra di gomma piuma con il suo allenatore Mishin e il suo staff. All’inizio non volevo crederci, anche se sospettavo che qualcosa non stava andando nel verso giusto per lo Zar. Poi l’incredulità, soprattutto dopo un ritorno maestoso a casa propria di fronte al proprio pubblico con il Team Event di qualche giorno prima. Plushenko, la star di casa, l’uomo copertina di tante testate russe, si è ritirato. Un boato. Poi il silenzio e la gara continua. Lo Zar, però, è sulla bocca di tutti. E’ stato costretto? Lo hanno forzato? Era tutto calcolato? Amaro in bocca rimane per la fine in sordina di uno dei pattinatori che maggiormente hanno segnato l’ultimo periodo e, diciamocelo sinceramente, Plushenko era forse il migliore! Comunque sono sicuro che la vera storia non la si conoscerà mai. Segreto russo.

 

Incredibile ancora, da rimanere senza parole, per quello che riguarda sicuramente me. Mi riferisco a quegli istanti in cui, con un boato pazzesco e assordante, il mondo intero ha conosciuto la vincitrice della specialità delle Ladies, Adelina Sotnikova. Quasi neanche la stavo più seguendo. Mi sono detto: “Carolina è stata fantastica! Sarà dura e vediamo cosa presenterà Yuna Kim!” E invece chi va a vincere è proprio Adelina. Programma tecnico importante, anche se vorrei rivedere qualche dettaglio, ma per quello che riguarda i Components assolutamente discutibile. Non sono assolutamente d’accordo con i punteggi. Mi chiedo come si possa dare ad una ragazza, bravissima, components per un Rondò Capriccioso, che sembrava semplice rincorsa dei salti con nulla di nuovo, nessun passaggio particolare, più alti della maturità e del talento di Carolina????? Magari il risultato non sarebbe cambiato, ma diamo a Cesare quello che è di Cesare! Facciamo questo favore per gli atleti, per gli appassionati e per il futuro del pattinaggio.

 

Io ero ancora intontito dalle straordinarie performance della nostra Carolina Kostner che, meritatamente e con grande gioia di tutti, quasi al termine della sua carriera, ha regalato programmi che entreranno sicuramente nella storia. Il solenne Short sulle musiche dell’Ave Maria e il malizioso e femminile Bolero del Free. Una Carolina che si è riscattata da tutto, da tutti, ma sopratutto da se stessa. Anni bui che non lasciavano respiro e non permettevano a lei, che è tra le migliori al mondo, di inondarci con il suo talento. Delusioni e disagi, quasi sull’orlo della depressione, alla ricerca di quello che avevamo visto tanto tempo fa ma che non abbiamo più ritrovato. Ma perché Carolina non sta in piedi? Continuavamo a chiederci. Non può metterci un po’ di grinta? E alla fine ce l’ha fatta!

 

L’immagine di lei in lacrime e della sua coreografa, Lori Nichol, che le sussurra abbracciandola: “Now do you believe in yourself? Now?” (Ora credi in te stessa?). Questo è tutto! Il sogno! Il suo e il nostro. Finalmente vederla sulla cima più alta delle Olimpiadi!

Un angelo!

 

Sochi 2014, ti ricorderemo!

 

Stay on the edge

Fabrizio